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E-COMMERCE, L'ITALIA IN CODA ALLA CLASSIFICA UE

Nella corsa al commercio elettronico l'Italia è fanalino di coda in Europa: occupa la sedicesima posizione poco prima di Portogallo e Grecia. Tuttavia, le cose stanno cambiando: il Paese si trova nel momento di passaggio da una fase pionieristica ad una industriale e soggetti tradizionali, di dimensioni consistenti e con grandi possibilità finanziarie, stanno prendendo il posto dei pionieri. È la fotografia del fenomeno dell'e-business nazionale che emerge dal Convegno, organizzato da Business International sulla trasformazione dell'economia digitale. A far crescere il settore partecipano anche strumenti, come la firma digitale, il cui modello italiano, come ha ricordato Bassanini, è ripreso anche da altri Paesi. Bassanini ha parlato anche della "decertificazione" in atto nella Pubblica amministrazione e della nuova carta di identità elettronica che sarà più sicura di quella cartacea. Dai dati riportati nella ricerca presentata da Business International emerge che il mercato italiano è in crescita: il 3,7% della popolazione italiana utilizza il web, mentre il 17,5% delle famiglie possiede un pc. Sul versante delle imprese cresce l'utilizzo della rete. Nei prossimi due anni, per esempio il 70% delle pmi andrà in Rete con un catalogo delle vendite e il 64,4% accetterà ordini online. Nel 1999, oltre 10mila imprese italiane hanno implementato servizi di e-business ottenendo risparmi per 700 miliardi di lire. I settori nei quali il commercio elettronico B2B (Business to Business) sembra prossimo al decollo sono quello automobilistico, meccanica ed elettronica, grande distribuzione, farmaceutico, industria alimentare e finanza. Anche se nel Business to Business l'Italia si trova indietro rispetto agli Usa di circa cinque anni, nel 1998, l'80% del mercato dell'e-commerce in Italia, circa 3.550 miliardi si riferiva a transazioni B2B, mentre le previsioni per il 2003 indicano il superamento della soglia dei 10mila miliardi con un contributo dell'area B2B pari all'88 per cento. L'avvento del fenomeno B2B porterà molti vantaggi: dalla competitività fra fornitori, al risparmio dei fattori produttivi, a un taglio percentuale sui costi operativi. Ma ci sono ostacoli da superare. Per farlo si richiede l'impegno del mondo politico per la formazione del personale attraverso scuole e università e per la preparazione di un adatto quadro normativo e fiscale. Del mondo imprenditoriale, che superi gl i ancora consistenti timori legati al commercio elettronico. Ma il vero salto di qualità, secondo il direttore di Business International, Elido Fazi, deve consistere nell'introduzione di nuovi e innovativi concetti di business: la tecnologia si può sempre acquistare il business concept lo si deve creare.

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